Commissariamenti ATI non favoriscano privatizzazioni Servizio Idrico Integrato. Appello ai Sindaci e Regione

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – Aggiornamento dei Piani d’Ambito. Commissariamenti regionali non siano occasione per favorire la privatizzazione della gestione del servizio idrico. Gli Enti locali siciliani assumano la responsabilità politica di indirizzare verso la gestione pubblica e partecipativa ed il rispetto della legge; fondi pubblici, gestioni pubbliche. I privati in Sicilia hanno già fallito.

 

Nella difformità delle gestioni siciliane in cui ogni provincia fa caso a sé, il fatto che l’Assessorato con delibera n. 480 del 19 dicembre abbia finalmente impegnato 2 mln di euro del Patto per il Sud per finanziare l’aggiornamento dei Piani d’Ambito delle ATI è sicuramente positivo. Era infatti ben noto alla Regione che le Assemblee Territoriali Idriche (ATI), laddove costituite, non avessero né il personale tecnico in grado di aggiornare i Piani né le risorse economiche per affidare l’incarico all’esterno, per cui sarebbe stato più logico prima stanziare i fondi e magari diramare le linee guida attraverso cui spenderli e poi diffidare le ATI che fossero risultate inadempienti.

 

Invece come spesso accade in Sicilia è successo il contrario. È ben strano poi che alcune ATI, ad esempio quelle che hanno gestori privati che il Forum ritiene abbiano abbondantemente fallito la mission di efficacia, efficienza ed economicità della gestione del servizio idrico integrato non raggiungendo gli obbiettivi contrattualmente previsti come a Caltanissetta ed Enna, non siano ancora state interessate dal provvedimento mentre Agrigento, che in Sicilia assieme a Palermo è tra le più avanti nel processo di attuazione della legge di riordino delle gestione delle risorse idriche n.19 del 2015, riceva diffida e Commissario ad acta.

 

Il caso Agrigento è per molti versi emblematico perchè l’ATI è stata tra le prime a costituirsi in Sicilia, a deliberare per la risoluzione del contratto per inadempienze del gestore in seguito raggiunto dall’interdittiva antimafia del Prefetto che ne ha commissariato la gestione; è soprattutto l’unica ATI a livello nazionale ad aver già deliberato per la futura forma di gestione interamente pubblica attraverso la costituzione di un ente di diritto pubblico e non di una spa, potenzialmente sempre scalabile dai privati, della quale ha già predisposto lo statuto.

 

La progressione temporale degli eventi è inquietante: Il 27 settembre 2019 l’ATI delibera per la forma di gestione attraverso la costituzione di una azienda speciale consortile, il 10 ottobre viene diffidata, l’8 novembre “nel relazionare sulle attività poste in essere” l’ATI chiede di sospendere il provvedimento di diffida “per non pregiudicare l’accesso ai finanziamenti previsti dal MATTM nel settore idrico nel periodo 2021-27”, il 19 dicembre la Regione delibera lo stanziamento regionale, il 5 febbraio dispone il Commissariamento.

 

L’aggiornamento dei Piani d’Ambito, l’individuazione del gestore unico provinciale e l’attribuzione della gestione del Servizio Idrico Integrato devono completarsi entro il 1° gennaio 2021 per poter accedere ai finanziamenti della programmazione 2021/27. Il timore è che gli ingentissimi finanziamenti pubblici per l’adeguamento degli impianti e delle reti, necessari per recuperare anni di colpevole ritardo da parte della Regione, dei Sindaci e dei gestori inadempienti, possano finire ancora una volta nelle mani dei privati. E’ infatti evidente che i Piani d’Ambito, con i piani economico finanziari e degli investimenti, implicitamente detteranno anche la forma giuridica delle future gestioni. Da quelli scaturirà la sostenibilità economica e la visione d’insieme nella gestione della risorsa idrica, ma anche dello sviluppo sostenibile o meno dei territori. Se ad esempio i Piani dei Commissari saranno redatti prevedendo una quota di cofinanziamento che i Comuni, spesso in difficoltà, non potranno permettersi, implicitamente si obbligheranno gli Enti Locali a privatizzare.

 

Il paradosso è che oltre agli ingenti finanziamenti pubblici che fanno gola ai privati, il costo della gestione del SII deve essere interamente coperto dalla tariffa pagata dai cittadini, compresi gli oneri finanziari per l’accesso al credito di un eventuale cofinanziamento che di privato avrebbe soltanto i dividendi garantiti, e che invece la legge regionale n. 19/15 indirizza chiaramente verso una gestione interamente pubblica e senza finalità lucrative la gestione del SII nel rispetto dei Referendum del 2011.

I costi delle privatizzazioni avviate da Cuffaro non sono stati mai quantificati ma sono ingentissimi. Ricordiamo il caso di EAS, in liquidazione da 16 anni per consentire a Siciliacque, della multinazionale francese Veolia per il 75%, di gestire le risorse idriche siciliane all’ingrosso a prezzi da capogiro, talvolta superiori a quelli dell’acqua distribuita. La privatizzazione ha già fallito ad Agrigento con Girgenti Acque, a Palermo con APS, a Siracusa con SAI 8 e con le male gestioni di Acqua Enna e Caltaqua, causando le multe comunitarie milionarie per la mancata depurazione e quelle a venire per le procedure d’infrazione già comminate, nonché un danno ambientale, sociale ed economico che andrebbe finalmente quantificato e risarcito. Un capitolo a parte andrebbe riservato poi alla liceità di queste gestioni a giudicare dalle indagini aperte dalle Procure siciliane.

 

Il rischio che quanto preconizzato nel titolo del convegno organizzato dall’Assessorato al ramo il 4 dicembre 2019 a Monreale “La regolazione del servizio Idrico Integrato: ATO, ATI o EGA regionale?” si traduca di fatto, e non di diritto, in un colpo di mano che avoca i poteri degli Enti Locali al livello regionale attraverso i Commissari ad acta è per il Forum oggetto di forte preoccupazione.

La Regione negli ultimi diciotto anni ha utilizzato i Commissariamenti ad ogni livello per favorire le privatizzazioni a partire da Siciliacque, i Commissari liquidatori degli ATO dal 2013 ad oggi non hanno ravvisato alcuna delle inadempienze che le Procure, i cittadini ed i Sindaci hanno denunciato. Non vorremmo che a partire da Agrigento quello che è uscito dalla porta possa essere fatto rientrare dalla finestra.

 

Si chiede alla Regione il rispetto integrale della legge 19/15 ed agli Enti Locali di non far subire, o continuare a subire, i nefasti effetti delle privatizzazioni alle proprie comunità assumendo la responsabilità politica di indirizzo e di controllo che gli è affidata all’interno delle ATI. Gli interessi economici in campo sono molto forti, ma superiori crediamo debbano essere quelli dei cittadini e dei territori che ogni Sindaco rappresenta.

SI SCRIVE ACQUA, SI LEGGE DEMOCRAZIA

FORUM SICILIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA ED I BENI COMUNI

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