Est modus in rebus: ovvero improprie demolizioni e mancate progettazioni a Caltanissetta

Amaro e ironico, l’urbanista Giuseppe Cancemi, a proposito dell’imminente demolizione dell’edificio prospiciente Palazzo Moncada, a Caltanissetta, scrive: “Edificio di via Largo Paolo Barile, 100.000 euro per il suo imminente abbattimento. Un buon segnale per il recupero del centro storico!)”. E aggiunge, lasciando da parte l’ironia: “Quella spesa è un’enormità, uno spreco riguardo ai bisogni di chi vive in centro. Se mai ce ne fosse bisogno, sancisce l’inizio della fine del centro storico, con il benestare del’istituzione Comune”.

Nella qualità di dirigenti di Italia Nostra non possiamo non ritornare a parlare, a porre la questione (preoccupante, mal posta) dell’abbattimento dell’edificio di via Largo Paolo Barile. Questo, nel silenzio generale di una città incapace di affrontare con efficace pragmatismo e doverosa sensibilità culturale i suoi temi cruciali. Una città incapace di individuare le priorità: ad esempio imprescindibile, improrogabile sarebbe un intervento di manutenzione, di riqualificazione del Museo di Palazzo Moncada, vergognosamente sprovvisto di rampa di accesso per i disabili e i cui infissi versano in uno stato di avvilente degrado. Palazzo sprovvisto di un adeguato allestimento museale. E se poi dovessimo dirla tutta, “Palazzo emblema della città” privo di una plausibile,  chiara, condivisa destinazione museale. E poi ci riempiamo la bocca di belle parole sulla cultura, sul turismo e sulla ricchezza dei nostri beni storico-artistici e ambientali.

Ma torniamo all’edificio storico, urbanisticamente significativo di via Largo Paolo Barile. Negli anni 2008/2009, il concorso di  progettazione La Grande Piazza ha costituito un’occasione importante per la Città. Importante, prioritariamente, dal punto di vista culturale. Il concorso, infatti, pur tra ambiguità e contraddizioni, è stata una preziosa opportunità di riflessione, studio e intervento avente per oggetto quegli spazi di relazione, altamente simbolici e rappresentativi, attorno ai quali si sviluppa l’intero centro storico, la città tutta: Piazza Garibaldi, Corso Umberto I, Salita Matteotti, gli spazi antistanti il Palazzo dei Principi Moncada. Insomma: una sorta di riappropriazione del centro, del cuore della città, dopo lunghi anni di dequalificante dispersione centrifuga. Un’occasione straordinaria per riflettere sulla qualità e la bellezza, sul conservare e l’innovare. Un concorso di progettazione nel corso del quale anche i cittadini hanno potuto esprimersi, avanzare idee, proposte. Le diverse ipotesi progettuali, le soluzioni elaborate dai tecnici hanno indiscutibilmente nutrito, alimentato l’immaginario collettivo. Il confronto con altre realtà, altre esperienze ha inoltre rappresentato una positiva, “terapeutica” occasione di apertura e di dialogo, di crescita. Il 13 marzo 2009, la Commissione giudicatrice del concorso ha ritenuto il progetto di architettura conosciuto con il motto “Walking on the ribbon” il migliore. L’investimento iniziale previsto per la realizzazione del progetto era stimato attorno ai 2.888.413,88 euro. Per il team vincitore era previsto un premio di 20.000 euro. E ovviamente la direzione dei lavori.

Come abbiamo sottolineato in altre occasioni, ambiguo e contraddittorio, persino sconcertante fu il ruolo esercitato dalla Soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali di Caltanissetta: l’ente pubblico preposto alla tutela del nostro patrimonio culturale non spese una parola a favore della salvaguardia di due importanti simboli storico-artistici quali la Fontana del Tritone e il monumento a Umberto I, per i quali i partecipanti al concorso di progettazione avevano disinvoltamente previsto nuove collocazioni. Un atteggiamento inspiegabile, ingiustificabile. Grave. Un atteggiamento di inconsapevole negazione del ruolo, dei compiti istituzionali della stessa Soprintendenza. Figuriamoci se essa fu capace di spendere una parola a difesa dello storico edificio di via Largo Paolo Barile, prospiciente l’omonima piazzetta su cui si affaccia anche Palazzo Moncada. Edificio che, sebbene in discreto stato di conservazione, è ora prossimo alla demolizione. Demolizione che, come sappiamo, è stata rinviata a causa delle consuete controversie tecniche e burocratiche che connotano il lavoro degli uffici di Palazzo del Carmine. Di certo la demolizione dell’edificio costituirebbe un’azione non accettabile, sia sotto il profilo normativo sia sotto il profilo culturale. E comunque lo sventramento di interi palazzi non è conforme alla cultura della conservazione e della valorizzazione del patrimonio storico-artistico nazionale e regionale. Pertanto Italia Nostra propone un rigoroso intervento di restauro architettonico che preveda comunque  lo smantellamento di quelle superfetazioni che nel tempo ne hanno alterato la forma, la struttura originaria. Dal punto di vista funzionale, l’edificio potrebbe essere destinato a spazio contenente atelier e alloggi per artisti.

Leandro Janni – Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.