Zona rossa Sicilia, Confcommercio: colpo mortale inferto al tessuto imprenditoriale

A seguito della volontà del Presidente della Regione Musumeci che ha fortemente richiesto e invocato che il Ministro Speranza ci dipinga come zona rossa, la Confcommercio è assolutamente contraria in quanto l’economia territoriale in ogni singolo comparto ha vissuto dinieghi e restrizioni che si sono ripercorsi sui fatturati già sofferenti e schiacciati dall’eccessiva tassazione che vige in Italia.

Questo sarebbe un colpo mortale inferto al tessuto imprenditoriale; invocando la zona rossa generalizzata significa non rispettare quei comuni che sono riusciti in maniera virtuosa a contenere l’espandersi del contagio da COVID.

In una situazione dove la politica con tutti i suoi dicasteri dovrebbe supportare il tessuto imprenditoriale si denota una dicotomia tra il mondo reale del lavoro con tutte le sue problematiche e criticità da chi siede nelle poltrone a decretare per nome e per conto di chi si sporca le mani nel fare impresa tutti i giorni dell’anno.

Nessuno mette in secondo piano l’emergenza sanitaria, ma da troppo tempo si grida a gran voce che questa è passata in secondo piano e sta irrompendo in modo imponente e con degli scenari sociali tetri e soprattutto pericolosi.

Affrontare un nuovo lockdown di un mese in un periodo dove parlando ad esempio del comparto moda che ha visto delle restrizioni che hanno falciato il fatturato minimo per arrivare a un break even, che quanto meno non metteva nelle condizioni di perdita le attività del comparto del settore.

Da queste decisioni autonome e prive di confronti con le parti datoriali si evince una politica cieca e poco lungimirante nei confronti delle attività commerciali.

Chiudere un negozio d’abbigliamento in questa fase significa decretarne la morte in quanto tenendo in considerazione che sono rimasti fuori da ogni tipo di ristoro delle leggi nazionali lasciando invariati costi di personale, di utenze, di canoni di locazione e che hanno subito restrizioni nei momenti cruciali, come le festività del Natale, dove si poteva sperare in uno spiraglio di fatturato, prolungando l’agonia in un periodo dove si dovrebbe lavorare per i saldi e mettendo conseguenzialmente anche le aziende produttrici, che già nel periodo di Febbraio sono pronte a consegnare la primavera/estate, a subirne le conseguenze. Non dimenticando tutta la pianificazione che le attività sono obbligate a fare sia per quanto riguarda la fase di acquisto sia per quanto riguarda la fase dei pagamenti, che in un tale scenario metterebbero KO le attività di ogni singolo comparto.

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