Riportare alla luce antichi mestieri in Sicilia: intervista ai fratelli nisseni Martorana, scalpellini del 1978

“Un Paese che investe sui giovani è un Paese civile e lungimirante perché crea le premesse per un futuro di prosperità e miglioramento – ha sottolineato Emilia Tartaglia Polcini, famosa scrittrice campana e profonda conoscitrice dell’argomento -.

Oggi occorre agire nella concretezza perché l’economia si alimenta soltanto permettendo ai nostri giovani di poter mettere a frutto gli studi compiuti e credere ancora nella serietà e nella preparazione. Se l’imprenditorialità è in crisi soprattutto nelle zone interne del Sud è perché si è persa la voglia di lottare e mantenere viva la tipicità, l’artigianato. I nostri ragazzi hanno tanta voglia di fare, hanno enorme desiderio di affermarsi e ce lo hanno dimostrato.”

 

Abbiamo deciso di cominciare così questo pezzo perchè siamo felici di fare oggi una chiacchierata con due fratelli nisseni che di voglia di fare e di affermarsi ne hanno da vendere: Aleandro e Aurelio Martorana che, seguendo le orme del padre Salvatore, stanno portando avanti la tradizione lavorativa di famiglia dal 1978, lo scalpellino.

 

  • Aleandro, cosa vi ha spinto a continuare a fare il lavoro di vostro padre?

Alla base di questa scelta lavorativa, che a noi piace definire arte, c’è un patrimonio di conoscenze e manualità che rischiavano di perdersi.

Lo scalpellino esiste da sempre; con il passare degli anni, gli strumenti sono sicuramente cambiati ma noi preferiamo ancora utilizzare gli oggetti simbolo di questo antico mestiere, martello e scalpello.

Quello che ci ha spinto a continuare è una semplice e perenne voglia di continuità, di bellezza e di unicità.

 

  • Quali oggetti si possono realizzare seguendo le antiche tecniche di questo mestiere?

In realtà non ci sono dei limiti, risponde Aurelio.

Noi partiamo da un blocco di pietra grezza per arrivare all’opera finita. Realizziamo lavabi, fontane, acquasantiere, tutti rigorosamente scolpiti a mano. Conosciamo bene le proprietà della pietra, sappiamo dove colpire senza danneggiare, cosa che una macchina rischia invece di fare, perché se la macchina va anche a sfiorare un punto debole senza accorgersene,  tutto il blocco potrebbe letteralmente cedere.”

 

  • Prima di organizzare questa intervista, come ormai facciamo con tutti, vi abbiamo cercato sui social e vi abbiamo trovato.

Come vi è venuto in mente di lanciarvi nel mondo social?

Per noi è diventata una  vera e propria mission, ci spiega Aleandro.

Nostro padre ci ha insegnato che la cultura del lavoro è importante e non deve perdersi nei meandri della meccanizzazione. Lo scalpellino è un antico mestiere a cui storicamente veniva attribuito il significato di  “scultore senza arte”, invece oggi gli viene conferito un significato forte, d’impatto agli occhi di chi ritiene che sia importante conservare l’identità culturale di tante attività del nostro territorio.

Per questo abbiamo deciso di utilizzare i canali social: tramite questi mezzi comunichiamo i valori sottostanti il nostro lavoro quotidiano, facciamo vedere le nostre opere, contribuendo così a tenere alta l’attenzione sui semplici valori che un tempo univano le comunità, nel lavoro e nella fatica.

 

  • Siete orgogliosamente siciliani. Che significa per voi esserlo?

Significa prenderci cura del nostro territorio investendo concretamente in esso, rimanendoci prima di tutto.

Ma significa anche essere grandi lavoratori, umili artigiani e fieri figli d’arte.

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