PD San Cataldo. Assessorato alle politiche sulla disabilità, non basta un’etichetta bisogna dare risposte

Da qualche giorno, grazie a un’interessante lettera inviata alla stampa da un giovane disabile, si sta animando il dibattito in città sulla possibilità e opportunità di creare un Assessorato ad hoc alle politiche sulla disabilità.

Abbiamo assistito alle prime risposte, tra chi elenca tutto ciò che ha fatto in questi anni e chi si vanta di aver permesso la creazione del Ministero per la disabilità.

Noi riteniamo che la riflessione debba essere più profonda. La domanda sottointesa è: ha senso un Ministero o un Assessorato alle politiche sulla disabilità?

Per rispondere si può valutare, per prima cosa, il risultato raggiunto dal primo Ministero alla disabilità, guidato dal leghista Attilio Fontana. Come dichiarato dal Dott. Iosa, dirigente MIUR e responsabile per lungo tempo dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, quel Ministero ha brillato per l’inutilità.

La questione di fondo è che si è fatto tanto negli ultimi anni per evitare che i disabili venissero inquadrati come una speciale categoria, perché si tratta in realtà di una condizione che può riguardare tutti, per tutta la vita o anche solo per un breve periodo della propria esistenza. Lo affermano da tempo le diverse realtà del Forum del Terzo Settore, tra cui il Presidente nazionale dell’Anfass, “abbiamo conquistato il riconoscimento che la disabilità non è un problema di categoria ma trasversale alle politiche, un tema di cittadinanza”.

Bisogna quindi affrontare seriamente e subito i problemi di chi vive la disabilità, perché se non si abbattono tutte le forme di barriere, siano esse linguistiche, architettoniche o sociali, il risultato è il perdurare delle limitazioni alla socialità, alle relazioni, alla vita.

Sempre in questi giorni si assiste all’inaccettabile ritardo nella vaccinazione dei disabili, all’assenza di personale in qualsivoglia ufficio pubblico in grado di comunicare in LIS, alla carenza di politiche sociali che pongano attenzione alle difficoltà economiche e quindi alla carenza di offerta lavorativa per chi vive la disabilità. I temi sono quindi la sanità, la pubblica amministrazione, il lavoro.

Come ha dichiarato pochi giorni fa Iacopo Melio, consigliere regionale della Toscana del PD, affetto dalla rara sindrome di Escobar e per questo costretto in sedia a rotelle, “basterebbe che tutti i ministri tenessero di conto della disabilità quando, nel proprio settore, vengono realizzate nuove manovre, rendendole inclusive per tutti. Basterebbe ricordarsi di ogni diversità, non solo quella fisica, senza indossare guanti bianchi ma uno sguardo aperto e intersezionale, che non appiccichi etichette ma le combatta convintamente al punto da non vederle”.

Ecco dunque che la soluzione non sta nell’etichettare un Assessore, me nel garantire che chi si occuperà di sociale nel Comune nei prossimi anni si farà carico di fare tutto il possibile per rispettare i diritti di tutti e per combattere contro tutte le forme di barriere. Dobbiamo fare di tutto, però, affinché le battaglie culturali dell’inclusione facciano passi avanti e non tornino indietro.

A supporto di quanto detto vi è anche la legge 328/2000, “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” che per l’appunto è finalizzata a promuovere interventi sociali, assistenziali e sociosanitari che garantiscano un aiuto concreto alle persone e alle famiglie in difficoltà, qualsiasi essa sia, dalla povertà economica alla disabilità. Ancora oggi, purtroppo questa legge e queste iniziative non sono garantite ed è questo che bisogna risolvere nell’immediato per dare un conforto a tutti coloro che a San Cataldo stanno vivendo una situazione di grave disagio.

Marco Andaloro e Martina Riggi

Partito Democratico di San Cataldo

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