Mazzarino, il castello di Grassuliato rischia di scomparire tra degrado e abbandono

In Sicilia il patrimonio storico e artistico rappresenta una ricchezza immensa, frutto di secoli di civiltà e dominazioni. Tuttavia, l’enorme quantità di beni culturali presenti sul territorio rende difficile la loro tutela e non sono pochi i siti che, nel tempo, sono stati dimenticati o lasciati in stato di abbandono.

Tra questi vi sono i resti del castello di Grassuliato, situato a pochi chilometri da Mazzarino. Oggi del maniero rimangono soltanto alcune porzioni di mura — una delle quali impreziosita da eleganti modanature medievali — ma anche queste strutture rischiano di scomparire definitivamente a causa dell’azione del tempo e degli agenti atmosferici, se non si interverrà con urgenza per la loro salvaguardia.

«Sarebbe una perdita gravissima per Mazzarino e per l’intera Sicilia», spiega lo storico mazzarinese Salvatore Andrea Galizia. «Il castello è citato per la prima volta in epoca normanna e, con quasi mille anni di storia, rappresenta una testimonianza importante degli eventi che hanno segnato la nostra isola. Da queste mura sono passati normanni, gallo-italici, francesi e spagnoli. Le fonti storiche raccontano di assedi, saccheggi ma anche di periodi di grande prosperità. Si tratta di un patrimonio unico».

La cittadinanza di Mazzarino, tuttavia, non è rimasta indifferente di fronte al progressivo degrado del sito. In prima linea si è schierata l’associazione SiciliAntica, nella sua sede locale, guidata dall’architetto Alfonso Salvatore Alessi. L’associazione ha più volte segnalato alle istituzioni lo stato critico in cui versano i resti del castello, nel tentativo di ottenere interventi di tutela e recupero.

Finora, però, gli appelli sono rimasti senza risposta. E così quello che un tempo era uno dei castelli più antichi della Sicilia continua a deteriorarsi, rischiando di svanire definitivamente e di trascinare con sé secoli di storia, memorie e identità di un territorio che fatica a proteggere i propri tesori.

Un epilogo che, se non si agirà in tempi brevi, potrebbe trasformarsi nella definitiva perdita di un simbolo del passato medievale della Sicilia.