La curva del Coronavirus cresce, Italia verso lo “scenario 4”: regioni a rischio lockdown

Non si arresta l’andamento della curva epidemica che continua a salire e indica come sempre più realistico per l’Italia lo scenario 4, l’ultimo più grave previsto caratterizzato da una “situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo” ed indicato nel documento “Prevenzione e risposta a Covid-19”, redatto da ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità (Iss).

In sostanza sembra alle porte lo scenario più critico che, secondo il documento, si riferisce a una “una situazione non gestibile con le misure straordinarie già messe in atto”. Secondo fonti qualificate è molto probabile che il forte aumento dei casi abbia portato l’indice di contagio Rt (che indica le persone che possono essere contagiate da un individuo con il virus) oltre l’1,5 registrato fra il 12 e il 18 ottobre.

Di scenari ha parlato anche il coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts) Agostino Miozzo: “Sono allo studio tutte le misure. Oggi – ha detto a Radio Popolare – siamo entrati nello scenario 3, c’è anche lo scenario 4. Quindi, che il lockdown sia una delle ipotesi previste – generale, parziale, localizzati, o come quello che abbiamo visto a marzo – era previsto. Speravamo, auspicavamo di non arrivare a quelle ipotesi. Ma se guardiamo anche ai Paesi accanto a noi, sono purtroppo ipotesi realistiche”. A rendere realistico il più critico degli scenari è l’aumento dei casi, che mostra ormai una progressione continua da almeno quattro settimane: da allora la curva epidemica continua a mostrare un andamento chiaramente esponenziale, con tempi di raddoppio di circa una settimana. Aumenta di riflesso il numero dei nuovi decessi, con 217 in più in 24 ore, e quello dei ricoveri nelle unità di terapia intensiva, saliti di 115 unità. “E’ un brutto segnale perché a distanza di tempo i ricoveri in terapia intensiva finiscono per pesare sulla mortalità”, ha detto il fisico Enzo Marinari, dell’Università Sapienza di Roma. Il numero dei tamponi eseguiti ha toccato il nuovo record di 201.452 in 24 ore, ma è un incremento che non corrisponde purtroppo alla capacità di individuare tutti i casi.
Lo indica il rapporto fra casi positivi e tamponi, del 13,3%.
“E’ un dato che indica che il tracciamento è perso: se il numero di positivi misurato è così grande, il 13,3% è un valore molto alto”, ha osservato. “In queste condizioni il numero che leggiamo per i nuovi positivi è molto inferiore a quello reale: quando i rapporti diventano così alti, molti sfuggono e il numero reale si comincia a perdere”. Le regioni in cui la situazione è più critica sono Lombardia. Liguria e Piemonte, al Centro sono Lazio e Toscana le regioni con più problemi, ma tengono ancora, e al Sud massima allerta in Campania.
La scommessa con la possibilità di piegare la curva epidemica si giocherà nei prossimi giorni: “Saranno cruciali per cercare di implementare le regole decise dal governo”, ha detto Marinari. I primi risultati, ha aggiunto, “potrebbero cominciarsi a vedere già fra quattro o cinque giorni e la speranza è di poter cominciare a vedere un leggero calo dei nuovi positivi fra una settimana”.
Quanto al picco della curva epidemica, riuscire a vederlo o meno in tempi ragionevoli è solo una conseguenza dell’applicazione delle nuove misure: “dipende da quello che faremo. Se non ci comporteremo in modo responsabile- ha rilevato marinari – potremmo arrivare a mille morti al giorno: è quello che faremo che determinare l’andamento della curva”. (gds.it)

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