“Casa Rosetta” – Carnevale, La Comunità Terapeutica “La Ginestra” nella parrocchia di San Luca

CALTANISSETTA – Le donne ospiti della comunità terapeutica “La Ginestra” di Casa Rosetta hanno allestito un pomeriggio di intrattenimento per i bambini della parrocchia San Luca mettendo in scena alcune delle maschere italiane più famose della lunga tradizione teatrale e letteraria della commedia dell’arte. L’incontro intendeva spiegare ai bambini (intervenuti numerosi insieme con molti familiari) e origini del carnevale e il significato e la storia delle maschere. Per gli spettatori è stata un’occasione di allegria e divertimento; per le protagoniste è stato anche un momento di integrazione del trattamento perché, come spiega la dott.ssa Emanuela Cutaia psicologa direttrice de “La Ginestra”, “il teatro è anche terapeutico perché porta la persona a lavorare su di sé, stimolando la spontaneità e la creatività individuali e consentendo di sperimentare parti di sé o ruoli nascosti, lontani o fantastici attraverso lo spazio scenico”.

Divertenti e applaudite protagoniste dello spettacolo – nato in collaborazione con il parroco don Alfonso Cammarata e allestito dalla dott.ssa Rosa Maria Todaro e da operatrici della Ginestra coordinate dalla dott.ssa Grazia Russo – sono state soprattutto le maschere di Arlecchino (lombarda, caratterizzata dal costume a scampoli e da vivacità, agilità e battuta pronta), Pulcinella (la maschera italiana più antica, con movimenti sobri e battute argute, secche, mordenti), Colombina (la servetta furba e maliziosa, pronta ad aiutare la padrona), Pantalone (avaro, egoista e diffidente, sempre pronto a giudicare), Rosaura con la sua vanità, Brighella furbo e attaccabrighe, Balanzone serio e d’inesistente saccenza, e altre ancora. Un posto di primo piano ha avuto Peppe Nappa, maschera della tradizione siciliana, con i calzoni rattoppati (nappa è appunto la toppa), una fame insaziabile, pigro e inerte, ma capace di stupire con guizzi di inaspettata agilità. “La maschera – commenta la dott.ssa Cutaia – vuol essere un metodo di espressione personale che va dalla semplice presentazione di un costume accurato e ben fatto alla creazione di interi mondi e nuovi personaggi. E la maschera, una volta indossata, sia essa fisica o immaginaria, diventa un metodo per comunicare (e non nascondere) la propria condizione, nel tentativo di far comprendere qualcosa di sé stessi al prossimo o di instaurare un dialogo che risulti alla pari”.

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