Caltanissetta: una città che cancella, rimuove la propria storia, la propria identità, giorno dopo giorno

Diciamolo, evidenziamolo: malgrado la consolidata presenza nel nostro territorio della cosiddetta Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali, malgrado il tenace attivismo di cultori di storia e tradizioni locali, alcuni luoghi emblematici legati alla Caltanissetta ottocentesca e novecentesca sono stati cancellati, dismessi. Luoghi che corrispondono a precisi edifici, costruzioni, manufatti. Luoghi che corrispondono a indiscutibili beni culturali e ambientali. Certo è che le non azioni, le dimenticanze, le omissioni, il persistente, improprio comportamento delle istituzioni preposte alla tutela e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico ci sono sembrati e continuano a sembrarci veramente sconcertanti. E gravi. E di certo quelli che hanno maggiori responsabilità riguardo a questa mancata tutela e valorizzazione sono Comune e Soprintendenza.

Insomma: abbiamo quasi del tutto perso le ex miniere di zolfo che cingono la città. E’ stato cancellato l’ex mulino-pastificio Salvati, così come l’ex Fiat trattori di viale della Regione. E poi l’ex villino Lomonaco; lo storico distributore di carburanti con straordinaria copertura a sbalzo di via Sallemi. Ma anche l’ex gasometro di via Angeli, che versa in uno stato di degrado davvero preoccupante. E adesso, l’ultimo, imminente mis-fatto culturale, istituzionale: la mancata tutela dell’antenna Rai di colle Sant’Anna. Inaugurata – insieme all’impianto – il 18 novembre del 1951, oggi, 18 novembre 2021, compie 70 anni. Ma ciò non toglie che tra qualche giorno essa possa essere smontata, dismessa. Che altro dire? Un contesto, una situazione davvero desolante, scoraggiante. Una ottusa, ostinata coazione a ripetere le omissioni, gli errori e i danni del passato. Questa è Caltanissetta: una città che cancella, dimentica la propria storia, la propria identità, giorno dopo giorno. Inesorabilmente.

Prof. Leandro Janni, Presidente di Italia Nostra Sicilia.

Foto di Totò Salvo Alessi

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