Caltanissetta, emergenza accoglienza MSNA: a rischio chiusura le strutture per taglio ai fondi statali

Le strutture di seconda accoglienza per Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) sono a rischio chiusura a causa del drastico taglio ai finanziamenti pubblici. L’allarme arriva dai centri “Santa Flavia” e “Santa Lucia”, gestiti dalla Società Cooperativa Sociale Santa Ofelia di Caltanissetta.

Il nuovo piano di finanziamento statale prevede la copertura solo del 35% dei costi previsti, delegando ai Comuni l’onere del restante 65%. Una scelta che mette in ginocchio le amministrazioni locali, molte delle quali hanno già dichiarato l’impossibilità di sostenere tale spesa. Le conseguenze potrebbero essere drammatiche: centri costretti a chiudere, minori lasciati senza tutela, e centinaia di operatori sociali senza lavoro.

«Ci chiediamo con angoscia, che fine faranno i nostri ragazzi? Dopo anni di percorsi di integrazione, studio e inserimento lavorativo, rischiano di ritrovarsi nuovamente soli, abbandonati da un sistema che dovrebbe proteggerli».

 

Nelle strutture coinvolte, i minori stanno seguendo percorsi mirati all’inclusione e all’autonomia, dopo essere sopravvissuti a viaggi estenuanti e condizioni spesso traumatiche. Interrompere questi progetti significa disperdere anni di lavoro sociale e negare a questi giovani un’opportunità concreta di futuro.

 

Per denunciare pubblicamente la gravità della situazione e sollecitare un intervento urgente da parte delle istituzioni, è stata organizzata una manifestazione pubblica per martedì 12 agosto, dalle ore 09:30 alle 13:00 davanti alla Prefettura di Caltanissetta.

 

All’iniziativa prenderanno parte tutte le strutture per MSNA della provincia, con l’adesione di altre cooperative:

Comunità Juvenilia di Campobello di Licata

L’Edera di Canicattì

Terra di Accoglienza di Giarre

Associazione APS “Vita Nuova” di Favara

Tam Tam di Caltanissetta

 

L’appello è rivolto a tutti i media: raccontare questa crisi è fondamentale per dare voce a minori vulnerabili, operatori sociali e comunità locali che da anni sostengono l’accoglienza. Il silenzio, oggi, sarebbe complice.