Lo sguardo “strabico” di Sgarbi sui beni culturali siciliani

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – In questi primi giorni del 2018, nell’Isola, mi è tornata in mente una
citazione attribuita al Alcide De Gasperi: “Un politico guarda alle
prossime elezioni. Uno statista guarda alle prossime generazioni.”

In Sicilia abbiamo una situazione particolare. Un amministratore e un
politico particolare: Vittorio Sgarbi, assessore pro tempore dei Beni
culturali e dell’identità siciliana. Secondo gli annunci e i programmi
dello stesso Sgarbi, egli sarà assessore in Sicilia soltanto per
pochissimi mesi. Questo perché egli intende candidarsi alle elezioni
politiche che avranno luogo il 4 marzo di quest’anno, in rappresentanza
del proprio movimento politico (“Rinascimento – Vittorio Sgarbi”),
contando di diventare ministro dei Beni culturali italiani.

Sgarbi è dunque, al momento, un assessore regionale che ha a disposizione
appena tre mesi di attività politico-amministrativa. Poi andrà via. Questa
peculiare e controversa condizione lo costringe – inesorabilmente – ad un
atteggiamento schizofrenico e superficiale. Lo costringe ad occuparsi dei
beni culturali siciliani attraverso impulsi veloci, estemporanei.
Attraverso proposte, progetti tanto suggestivi quanto velleitari. Se non
impropri, sbagliati. Ad esempio l’ipotesi di ricostruzione del tempio G di
Selinunte o l’approvazione – concordemente con la Soprintendenza di
Siracusa – della privatizzazione a fini turistico-alberghieri dell’isola
di Portopalo di Capo Passero. Oppure il trasferimento della cosiddetta
“Venere di Morgantina” a Roma.

Di certo la Sicilia ha bisogno di altro. Ha bisogno, ad esempio, di una
tutela attenta e di una adeguata gestione-valorizzazione dei suoi
straordinari parchi archeologici. Ha bisogno di una ridefinizione e del
potenziamento delle Soprintendenze. Ha bisogno di finanziamenti adeguati
per i luoghi, gli spazi della cultura – magari attraverso una più efficace
strategia di reperimento e impiego dei fondi europei. Ha bisogno di dare
ruolo, lavoro alle giovani generazioni di ricercatori, di archeologi, di
storici dell’arte, di architetti, di artisti, di restauratori. Ha bisogno
di completare, rendere attiva, efficace la pianificazione paesaggistica.
Ha bisogno di svecchiare una burocrazia opaca e inefficiente, troppo
spesso priva di qualsiasi senso del dovere civile e pubblico. Ma ha
bisogno, anche, di infrastrutture moderne. Ha bisogno di una cultura della
programmazione. Ha bisogno di una visione strategica, di un piano
strategico. Ha bisogno di immaginare, sviluppare e applicare nuovi modelli
di intervento nei territori, nelle città.

Insomma, l’assessore regionale pro tempore dei Beni culturali siciliani,
Vittorio Sgarbi, ci appare inevitabilmente come un amministratore, un
politico che guarda soprattutto alle prossime elezioni nazionali. E
comunque, lo sguardo “strabico” di Sgarbi sui beni culturali siciliani ci
preoccupa. E persino ci offende.

Leandro Janni
Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia

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