Il Tavolo tecnico dell’acqua: “La gestione privata ha evidenti limiti”

CALTANISSETTA – RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – Si apprende dagli organi di stampa dei recenti avvisi di garanzia notificati dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta nei confronti di venti persone tra dirigenti e funzionari regionali, a funzionari dell’ATO CL6 ed amministratori e responsabili dell’azienda Caltaqua S.p.A. che notoriamente si occupa della gestione della rete idrica in fatto di distribuzione, raccolta e trattamento delle acque reflue. Queste indagini e questi avvisi di reato, laddove dovessero essere confermati, insieme ai recenti risultati su Girgenti Acque, società che gestisce lo stesso servizio idrico nella provincia di Agrigento, e che ha portato alla notifica di ben 72 avvisi di garanzia ad omologhi dirigenti e funzionari, dimostrano, qualora ve ne sia bisogno, che la gestione privata della risorsa idrica ha dimostrato e continua a dimostrare evidenti limiti.

Il Tavolo tecnico dell’acqua costituito da liberi cittadini, dai rappresentanti dei Comitati di quartiere e del Forum regionale acqua e beni comuni, è da diversi anni impegnato nell’interagire e confrontarsi con l’amministrazione comunale (il tavolo tecnico è stato anche convocato in quattro sedute dalla III Commissione “Ambiente” del Consiglio Comunale) ed ha sempre puntualmente messo in evidenza le criticità del sistema di gestione della risorsa idrica, tra le quali lo stato della depurazione a Caltanissetta. A fronte di una tariffa che ha continuato a subire aumenti, soprattutto nella sua parte fissa nella quale sono anche contemplati i canoni relativi alla depurazione, nella nostra città circa il 30% degli abitanti sversa i reflui in deroga alle leggi ed ai regolamenti comunitari non usufruendo così da anni del servizio fondamentale di trattamento delle acque reflue; il depuratore di C.da Cammarella ha oramai raggiunto i suoi limiti strutturali di funzionamento, e per stessa ammissione di Caltaqua, ha bisogno di importanti interventi di ammodernamento, ampliamento e lavori di messa in sicurezza; mai entrati in funzione i depuratori di Santa Barbara, oramai in stato di degrado totale e il San Filippo Neri, opere fondamentali per l’ottenimento di una situazione, che è eufemistico, volere ritenere normale; a completare il quadro, rimane paradossale l’immobilismo di Caltaqua causato dall’attesa di anni (e più volte richiamata a giustificazione!) per la mancata erogazione dei “contributi pubblici regionali” per opere da attuare quali l’adeguamento delle linee di raccolta delle acque reflue, la realizzazione degli impianti di sollevamento e relativi collettori del quartiere S. Francesco/Stazzone-Angeli e del potenziamento del collettore Fungirello, e comunque come se da contratto non fosse prevista la realizzazione, anche di parte di queste importanti opere, con le somme previste ed incluse nelle salatissime fatture che trimestralmente paghiamo. Importante sottolineare, in ultimo, che questa situazione determina per la città di Caltanissetta di essere oggetto di procedimenti di infrazione della Comunità Europea, per non avere assicurato l’adeguato trattamento e raccolta delle acque reflue, in attesa di essere trasformati in Sentenza da parte della Corte Europea con il conseguente rischio sanzioni che, guarda caso, verranno caricate sulle fatture degli incolpevoli utenti/cittadini.

Più volte il Tavolo tecnico ha incontrato il sindaco del comune capofila della provincia di Caltanissetta Giovanni Ruvolo ed i diversi assessori che nel tempo si sono succeduti con la delega all’acqua, e più volte ha ricordato che non è assolutamente ipotizzabile la gestione di un bene comune pubblico, primario e non assoggettabile a finalità lucrative, come appunto la risorsa idrica, ad una società privata e che agisce in regime da monopolista senza che vi sia una reale e puntuale azione di controllo da parte di chi è chiamato a tutelare gli interessi della collettività. È formalmente dal 2010 che l’ATO Idrico CL6 è commissariato e con esso l’assemblea dei sindaci della provincia, l’importante e fondamentale organo deliberativo con il ruolo di vigilanza, controllo e verifica sull’operato della società in tema di corretta applicazione della tariffa, valutazione dei bilanci economici di gestione, di livello di attuazione dei Piani d’Ambito e, non ultimo, di individuazione e revisione delle possibili inadempienze contrattuali del gestore del servizio idrico. È comodo per tutti, chiaramente, lasciare le cose nelle more di una legge regionale, che è stata destrutturata e svilita di ogni significato di riordino e razionalizzazione del Sistema Idrico Integrato a livello regionale, e lasciare agire nel ruolo istituzionale decisionale e deliberativo la figura del commissario straordinario.

In un contesto così definito, si capisce bene, perché il completamento nel 2017 della procedura di restituzione della quota parte della tariffa fissa relativa alla depurazione non avvenuta, continuativamente pagata dagli utenti ed indebitamente introitato da Caltaqua da circa 10 anni, possa essere ritenuto dall’amministrazione comunale un importante risultato ottenuto. Si dimentica, però, che Caltaqua ha restituito gli importi calcolati negli ultimi 5 anni, mentre la Sentenza della Corte Costituzionale n.335/2008 e il successivo D.M. del 29/09/2009 prevedevano questa azione già a partire da quel periodo e quindi ci sarebbero gli estremi per richiedere e pressare per il rimborso, a prescindere dalle prescrizioni, non solo per gli ultimi 5 anni, ma dal 2008. Lo stesso riferimento normativo deve essere preso per la pubblicazione obbligatoria sul sito istituzionale della società dell’elenco ufficiale delle vie e dei numeri civici delle zone della città non servite dalla depurazione, come dovrebbe essere fatto per legge e per ogni parte della provincia, e che ancora, a discapito di quanto richiesto e messo ripetutamente in evidenza dal Tavolo tecnico, non è stato ancora fatto.

In un contesto così definito, ancora, si capisce bene, perché l’amministrazione comunale reputi un successo, tanto da doverlo enfatizzare con una conferenza stampa all’inizio dell’anno, l’incremento delle utenze che possono beneficiare dell’approvvigionamento idrico continuo 24 ore su 24, portando il totale degli utenti nisseni che possono vantare questo “privilegio” all’incredibile traguardo del 20% del totale!  Si dimentica però che Caltaqua aveva previsto il raggiungimento della distribuzione dell’acqua in città h24 al 100% della popolazione entro il quinto anno di gestione e quindi entro il luglio del 2011; probabilmente anche in funzione di questi obbiettivi, ampiamente disattesi, la società Caltaqua ha vinto l’appalto di gestione idrica per la provincia di Caltanissetta nel lontano 2006.

Ed in ultimo, ci si domanda, che fine ha fatto l’insediamento della Commissione tecnica nell’ATO CL6, i cui componenti sono già stati designati, ed il cui scopo in base alla legge regionale, è quello di verificare eventuali inadempimenti contrattuali del gestore idrico sulla base delle convenzioni stipulate ed alla luce della normativa al fine di prevedere la revisione o la risoluzione del contratto? Crediamo che alla luce di quanto sia avvenuto ed a prescindere dai tempi e iter della giustizia, affrontare la questione sia di estrema attualità.

Il Tavolo tecnico dell’acqua nasce spontaneamente da un gruppo di cittadini e responsabili di associazioni senza alcuno scopo di lucro, abbracciando quel modello partecipativo tanto sbandierato e con l’unico impegno di mettere a disposizione le proprie competenze ed energie su un delicato tema di interesse comune al fine di creare un rapporto e confronto con l’Amministrazione Comunale. Purtroppo si deve amaramente constatare che la rarefazione dei contatti con i rappresentanti istituzionali e dell’azione di garanzia nei confronti della comunità cittadina ha portato ad uno stallo dell’azione visibile del Tavolo, ma non per questo non continueremo a lavorare e siamo sempre più fortemente convinti che rimane prioritario mantenere alto il livello di attenzione ed informazione dell’opinione pubblica, unico momento di reale garanzia degli interessi della collettività. Deve essere ribadito ai nostri rappresentanti istituzionali, ed ancor più nel delicato momento che sta vivendo la nostra città, che non è più possibile derogare dalla funzione principale di un amministratore, quella di garantire e difendere gli interessi dei cittadini ed assicurare il rispetto delle regole nella tutela del vivere sociale.

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