Il Polo Civico sull’arresto di Montante

CALTANISSETTA – Dagli onori della cronaca per il supporto alla straordinaria organizzazione della sesta tappa del Giro d’Italia, che ha visto la partecipazione della cittadinanza intera festosa ed orgogliosa, al disonore delle cronache giudiziarie.

L’operazione “”Double face” ha smascherato il cosiddetto “Sistema Montante” molto lontano, almeno così pare dalle indagini portate a termine dalla Procura di Caltanissetta, dalla sbandierata antimafia, probabilmente “anti” solo di parole.

L’”eretico” Sciascia, così egli infatti si sentiva, pare abbia avuto proprio ragione quando nel lontano 1987 smascherava i rischi “dell’impostura” dell’antimafia, utile per alcuni per far carriera. In quel tanto discusso articolo pubblicato sul Corriere della sera, Sciascia, pur sbagliando bersaglio, mise in guardia sui possibili profittatori del marchio “antimafia”. E la amara cronaca di questi giorni sembra proprio il compimento della profezia sciasciana: la legalità diventata copertura ed alibi di affari ben diversi. Ma aspettiamo dalla magistratura le conferme o meno di quanto contestato a Montante & company. In attesa che le forze dell’ordine continuino a fare il loro lavoro con scrupolo e rigore, ci auguriamo che vengano revocate agli indiziati tutte le loro cariche e siamo ben lieti di non avere mai fatto parte del cerchio magico della Legalità a differenza di diversi esponenti politici locali. 

Non ci preoccupa, come invece qualcuno scrive, che sia stata lesa l’immagine della Sicilia perché siamo convinti che sia molto più importante continuare ad investire sul cambiamento culturale che è l’unico vero antidoto contro il veleno della mafia. 

Lo Stato attraverso il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura combatte quotidianamente il fenomeno mafioso, ma tocca a noi cittadini, alle comunità civili lavorare e promuovere logiche nuove, fatte di sano protagonismo civico, di correttezza e rispetto delle leggi e dei diritti degli altri. 

Siamo consapevoli che costruire mentalità nuove, promuovere i valori della onestà e della non prevaricazione richiede tempi lunghi e un dispendio di energie talmente grande da scoraggiare talvolta, quando sembra che tutto sia inutile e che “munnu è stato e munnu è”.

Ci vuole la pazienza del contadino quando semina, per settimane non vede spuntare nulla ma sottoterra avviene ancora una volta il miracolo della vita. E ci vogliono anche occhi da sognatori, come abbiamo ascoltato qualche sera fa alla Strata a Foglia con gli amici di “Sicilia, dunque penso”, il notaio Bartoli della Farm di Favara e gli imprenditori della Strata. Epossibile un’altra Sicilia, una Sicilia tanto diversa da quella delle cronache giudiziarie, fatta dal lavoro, dall’impegno dalle competenze dei tanti siciliani, giovani e meno giovani, che magari non hanno voce ma che sono una maggioranza silente che con investimenti quotidiani di energie per la comunità in cui vivono, di fatto realizzano il cambiamento.

Non si cambia perché lo decide un governo nazionale, mai nato da mesi, o un governo regionale più o meno compromesso, né le amministrazioni varie. Il cambiamento passa per l’impegno dei singoli cittadini, delle associazioni, delle reti, delle organizzazioni. Un proverbio africano recita così: “Quando le formiche uniscono le loro bocche possono trasportare un elefante”.. allora i cittadini “sognatori” possono con certezza tenere sulle proprie spalle una Sicilia nuova.

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