Facebook studia la fusione delle chat di Whatsapp, Instagram e Messenger

Zuckerberg torna poi a difendere la sua azienda: “Creare annunci pubblicitari mirati sulla base degli interessi degli utenti è diverso dal vendere i dati delle persone”

 

Whatsapp, Instagram e Messenger potrebbero unificare le proprie chat sotto un’unica applicazione. I tre brand, tutti di proprietà di Facebook, starebbero valutando la fusione dei servizi di messaggistica istantanea, come ha anticipato il “New York Times”, fermo restando la possibilità di tenere i “binari” separati come sono attualmente. Uno dei vantaggi per gli utenti sarebbe quello di cominciare una conversazione crittografata end-to-end con qualcuno che dispone solo di un account Whatsapp.

 

Il gruppo guidato da Mark Zuckerberg ha spiegato al quotidiano americano la propria posizione sull’argomento: “Vogliamo sviluppare la migliore esperienza di messaggistica possibile. Le persone vogliono che la messaggistica sia veloce, semplice, affidabile e privata. Stiamo lavorando per rendere la maggior parte dei nostri prodotti di messaggistica crittografati usando la tecnologia end-to-end e considerando tutti i modi per facilitare le comunicazioni con amici e familiari attraverso le reti”.

La decisione che potrebbe essere realizzata in tempi lunghi (forse addirittuta solo nel 2020), non sarebbe stata accolta positivamente dai dipendenti di Whatsapp e Instagram, anche se presa direttamente dall’amministratore delegato del gruppo: lo scorso 7 dicembre Zuckerberg in persona avrebbe anticipato l’innovazione fornendo però risposte “vaghe e tortuose”. I più delusi, però, sarebbero i lavoratori di Whatsapp, timorosi che la loro app perda la propria vocazione alla privacy e alla crittografia.

Dal canto suo, il numero uno del gruppo è ancora impegnato nel recuperare la fiducia degli utenti dopo lo scandalo Cambridge Analytica. In un articolo pubblicato sul “Wall Street Journal”, Zuckerberg è tornato a difendere la sua creatura affermando che creare annunci pubblicitari mirati sulla base degli interessi degli utenti è diverso dal vendere i dati delle persone. “Se ci impegnamo a servire tutti, allora abbiamo bisogno di un servizio che sia accessibile a tutti”, ha spiegato, sottolineando che “il modo migliore per farlo è offrire servizi gratuitamente, cosa che gli annunci ci consentono di fare”.

Il 2018 è stato un anno difficile per Facebook, caratterizzato da una serie di scandali legati alla protezione dei dati e alla privacy, oltre che da timori di una possibile manipolazione del social network per fini politici. Nonostante tutto ciò, le entrate e il numero di utenti hanno comunque continuato ad aumentare. Secondo Zuckerberg, per rendere gli annunci commerciali rilevanti e meno fastidiosi occorre capire gli interessi delle persone. Per questo, Facebook interpreta dei “segnali”, per esempio i “like” che gli utenti concedono a determinate pagine o ciò che contividono, al fine di decidere come indirizzare le pubblicità. “A volte questo fa sì che le persone pensino che facciamo cose che in realtà non facciamo”, osserva però l’imprenditore, “per esempio, non vendiamo i dati delle persone, anche se spesso viene riferito che lo facciamo”.

Le critiche a Facebook comprendono anche il fatto che venga utilizzato per diffondere informazioni divisive o fuorvianti. “Il clickbait e altra spazzatura possono creare coinvolgimento nel breve periodo, ma sarebbe stupido da parte nostra mostrare queste cose intenzionalmente, perché non è quello che la gente vuole”, scrive Zuckerberg, evidenziando come la società abbia investito in intelligenza artificiale e aggiunto dipendenti incaricati di rimuovere i contenuti che violano le regole. “L’unico motivo per cui un cattivo conenuto rimane è che le persone e i sistemi di intelligenza artificiale che utilizziamo per le verifiche non sono perfetti”, ha però rimarcato il Ceo, “non perché siano incentivati a ignorarlo”. (tgcom24)

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